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Protezione delle vie respiratorie

Giovedì 07 Dicembre 2017

I DPI per le vie respiratorie devono impedire che il lavoratore inali o respiri sostanze pericolose, per esempio aeriformi. Alcune tipologie provvedono anche a fornire l'ossigeno necessario a una sicura respirazione.

 

I dispositivi di protezione delle vie respiratorie sono indicati anche con la sigla APVR (apparecchi di protezione delle vie respiratorie). Essi devono impedire che il lavoratore inali o respiri sostanze pericolose, per esempio aeriformi. Alcune tipologie provvedono anche a fornire l'ossigeno necessario a una sicura respirazione.

Sono DPI di 3^ categoria, quindi prevedono che l'utilizzatore segua corsi di formazione e addestramento. Devono essere dotati di una nota informativa che fornisca istruzioni riguardo l'uso, la pulizia, la manutenzione e la disinfezione. Devono infine essere marchiati CE in maniera leggibile e indelebile.

I DPI devono essere indossati e tolti in ambienti non inquinati.

Come per qualsiasi DPI, prima del loro utilizzo, bisogna assicurarsi che non sia possibile adottare misure collettive di protezione, quali:

  • la sostituzione di prodotti pericolosi;

  • l'eliminazione della fonte da cui proviene l'emissione dell'inquinante;

  • l'installazione di sistemi di aerazione, aspirazione e captazione;

  • il confinamento delle lavorazioni e garantire un'elevata ventilazione degli ambienti.

La scelta del corretto DPI deve basarsi sulla valutazione attenta di alcuni fattori:

  • il livello di concentrazione dell'ossigeno;

  • la tipologia dell'inquinante (se gas, vapore o polvere);

  • il livello di concentrazione dell'inquinante nella peggior condizione;

  • i valori limite di esposizione all'inquinante;

  • le dimensioni del particolato (qualora si tratti di polveri);

  • la temperatura e l'umidità;

  • eventuali altri rischi.


Ci sono varie tipologie di dispositivi per la protezione delle vie respiratorie tra cui: gli isolanti, indipendenti dall'atmosfera dell'ambiente circostante. Essi non permettono il contatto con l'aria e forniscono ossigeno e aria pulita in maniera autonoma (prelevandola da zone incontaminate o da una bombola). Sono da utilizzare in casi specifici e particolarmente pericolosi per la salute del lavoratore, per esempio quando la percentuale di ossigeno è molto bassa, quando si riscontra un'alta percentuale di contaminanti (o quando non si è a conoscenza della loro percentuale di concentrazione) o in presenza di gas e vapori difficilmente avvertibili; quelli a filtro sono dipendenti dall'atmosfera dell'ambiente circostante e l'aria passa attraverso un filtro che la purifica (gli inquinanti vengono trattenuti). Si dividono in due categorie:

  • assistiti: dotati di un elettro-ventilatore per forzare l'aria attraverso il filtro e convogliarla così verso la maschera. Questi si suddividono a loro volta in due categorie: a ventilazione assistita e a ventilazione forzata

  • non assistiti: garantiscono il filtraggio dell'aria tramite l'azione meccanica. Sono classificati in questa categoria sia i facciali filtranti sia i filtri da agganciare a maschere e semi-maschere.


Consideriamo ora la differenza tra facciali filtranti, semi-maschere e maschere:

  • facciali filtranti: sono composti da materiale filtrante e coprono bocca, naso e mento. Devono essere sostituiti obbligatoriamente quando la loro efficacia viene meno. Si suddividono sulla base dell'inquinante da cui proteggono: anti-polvere (FFP) (EN 149). Questi si distinguono sulla base di tre classi di protezione, 1 – 2 – 3, (1 è la più bassa) (le sigle saranno FFP1, FFP2, FFP3) che indicano l'efficenza filtrante. Con l'aumentare della classe, si assiste a una diminuzione della resistenza respiratoria, motivo per cui è preferibile usare un filtro di una classe inferiore, cambiando più spesso il DPI, per avere così un maggior comfort respiratorio. Devono essere tenuti lontano da agenti inquinanti fino all'uso. La loro durata è di un solo turno di lavoro. Ovviamente la sostituzione sarà obbligatoria qualora venissero danneggiati o contaminati; antigas (EN 405) e combinati (EN 405). Queste due categorie riguardano DPI che devono seguire rigide indicazioni. La sostanza aeriforme da cui proteggono deve essere specificata, vi saranno poi dei numeri a indicare la capacità di trattenere tali sostanze. Devono essere conservati lontano da inquinanti di vario tipo fino al loro uso e conservati in contenitori appositi. L'utilizzatore li potrà usare fino a quando non percepirà l'odore dell'inquinante, ecco perché non si possono utilizzare in caso di inquinanti inodori;

  • semi-maschere (EN 140): sono riutilizzabili e coprono naso, bocca e mento. Vengono utilizzate con filtri che si innestano tramite incastro e sono composte da materiale elastico che garantisce una maggior tenuta;

  • maschere intere (EN 136): sono riutilizzabili e coprono l'intero viso (sono provviste di una visiera trasparente). Sono dotate di valvola di espirazione e i loro filtri possono essere sostituiti.


I filtri da innestare su semi-maschere e maschere si suddividono in maniera simile alla classificazione dei facciali filtranti, cioè:

  • anti-polvere (EN 143): adatti a trattenere particelle solide. Si dividono in tre classi (1 -2 -3, dove 1 indica la più bassa) P1, P2, P3 sulla base della loro efficacia;

  • antigas (EN 141): contro gas e vapori. Suddivisi in tre differenti classi (1, 2, 3). Anche in questo caso le tre classi non indicano la capacità di trattenere l'inquinante, ma la durata. Gli inquinanti da cui proteggono sono indicati da delle lettere e ogni tipologia di filtro ha un determinato colore, lettere e numero;

  • filtri combinati (EN 141): proteggono sia da polveri sia da gas


Tutti i filtri devono essere conservati seguendo alcune semplici accortezze:

  • verificare la presenza di buchi o fori;

  • pulirli correttamente;

  • sostituire i facciali a ogni turno (ogni tre se è dotato di bordo di tenuta);

  • sostituire il filtro anti-polvere quando aumenta la resistenza respiratoria;

  • sostituire il filtro anti-gas quando il carbone attivo ha terminato la sua capacità di assorbire (in tal caso l'utilizzatore avvertirà odore e sapore della sostanza inquinante);

  • altri fattori che determinano la durata dei dispositivi sono la concentrazione e la natura del contaminante, la temperatura, l'umidità, la capacità e il ritmo polmonare dell'indossatore.


N.B.

  1. Le mascherine monouso sono i respiratori filtranti maggiormente diffusi, ma proteggono solo dal particolato, non da gas e da polveri.

  2. I gas da cui i filtri proteggono sono di varia natura: tossici, soffocanti e asfissianti.

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